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Un mondo di frutta

La pianta
Il clima ideale per la pianta da dattero (Phoenix Dactilifera) è subtropicale: non a caso cresce soprattutto nelle oasi sahariane dove il suo fusto, alto e privo di rami, raggiunge addirittura i trenta metri d'altezza. Presenta, inoltre, una particolarità curiosa: è una pianta dioica. Questo vuol dire che ci sono piante maschili e piante femminili. La fecondazione avviene normalmente, ad opera del vento, ma fin dall'antichità le tribù nomadi del deserto si sono rese conto che si possono ottenere risultati più sicuri scuotendo le infiorescenze maschili su quelle femminili. La palma da dattero comincia a fruttificare a partire dal terzo anno d'età e può vivere oltre i trecento anni, arrivando a produrre, nelle annate migliori, fino a cinquanta chili di datteri.

Il frutto
Data la particolare forma allungata, il dattero deve il suo nome al termine greco daktilos (dito). Esistono oltre duecento diverse varietà di questo frutto. Tradizionalmente si distingue tra datteri molli, grossi e zuccherini, dei quali fanno parte la qualità Deglet Nour o Degla (la più pregiata), e datteri duri, piccoli, asciutti, poco zuccherini e farinosi, consumati solo dalle popolazioni locali.

La raccolta
I datteri crescono riuniti in grossi grappoli che vengono tagliati in autunno e subito trasportati negli stabilimenti, dove sono selezionati e lavati. Alcuni vengono subito impacchettati per arrivare sulla tavola ancora attaccati al loro ramo così si riesce a conservare al meglio il sapore originale. Altri vengono invece trattati con sciroppo di glucosio, presentano una pelle particolarmente lucida e si prestano ad essere conservati per lunghi periodi.

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